Percorrere via Ferrari, a Pescara, è diventato un incubo! A tutte le ore del giorno e della sera ci sono file interminabili, specie in prossimità dell’incrocio con via del Circuito. Attraversarla all’altezza di via Aremogna è, poi, rischiosissimo, perché le auto sfrecciano veloci e i poveri pedoni (tra cui centinaia di studenti dei numerosi istituti della zona) si avventurano senza sapere se raggiungeranno incolumi l’altro marciapiede.

Ovviamente, l’inquinamento acustico e atmosferico ne risente. Un miglioramento si avrà con il ripristino del doppio senso di marcia in corso Vittorio Emanuele (unico contributo immediato al miglioramento della situazione).

Comunque, via Ferrari resta, ormai, la circonvallazione interna di una città longitudinale in cui, con la (giusta) pedonalizzazione di via Firenze e con i sensi unici di via Tasso-Carducci e via Nicola Fabrizi, le direttrici nord-sud e viceversa si scaricano tutte sulla riviera (poco) e sulla suddetta via Ferrari (molto).

Ci sarà di sicuro chi obietterà che riaprire al doppio senso di marcia corso Vittorio Emanuele va contro la filosofia della pedonalizzazione. Ma corso Vittorio Emanuele era una via pedonalizzata? Ma andiamo! Con gli autobus e altri mezzi pubblici che la percorrevano in entrambi i sensi, chi se la sentiva di “passeggiare” o lasciare liberi i bambini di scorrazzare per quella strada come possono fare, ad esempio, su via Firenze?

Mettete pure il limite di 30 chilometri orari per chi viaggi da nord a sud, cari amministratori del traffico pescarese, ma restituite agli abitanti di via Ferrari e delle vie limitrofe la vivibilità e la perduta dignità di cittadini alla pari con quelli delle vie del centro.