Tentiamo di immaginare la città fra qualche anno, con i suoi cambiamenti, il suo divenire, il consolidamento o la modifica delle sue vocazioni (quella commerciale – turistica, in primis).

Iniziamo dalle infrastrutture, naturalmente, quelle che più di ogni altra realizzazione, incidono non solo sull’aspetto esteriore, ma soprattutto, sulle abitudini, lo stile di vita dei cittadini.

Sforziamoci di vedere, allora, come in un documentario, le opere come se fossero già completate, e, tanto per restare il più possibile nel concreto, senza voli di fantasia, limitiamoci a quelle enunciate nei programmi delle Amministrazioni, nelle dichiarazioni pubbliche.

Possiamo fare subito un sentito “atto di fede” guardando le aree di risulta della ex stazione ferroviaria trasformate in una sorta di “central park”, una grande oasi di verde proprio al centro della città, con un collegamento dignitoso (richiesto anche dalla Sovrintendenza) tra corso Umberto e la nuova stazione.)

Poi, in sotterranea, dovrebbe sorgere la nuova autostazione.

Al disotto del parco, o su silos, grandi parcheggi in grado di ospitare un numero di autovetture non inferiore (si spera!) a quelle che, oggi, affollano il parcheggio esistente, sia nella parte nord che in quella sud.

Crediamo che, nella città di qualche anno a venire, le zone pedonalizzate aumenteranno e che sia dato un impulso alla difficile sopravvivenza dei piccoli negozi aggrediti da una eccessiva proliferazione dei centri commerciali che stanno sorgendo nell’hinterland pescarese.

Questo fenomeno dei supermercati e ipermercati rischia di rendere la vita difficile agli esercizi tradizionali e, se è pur vero che i centri storici hanno comunque una loro attrattiva e ci sarà sempre una parte della clientela che li preferisce (se non altro per motivi di vicinanza e di comodità) è anche vero che i negozi del centro saranno costretti a selezionare ed elevare sempre più la loro offerta in modo da differenziarsi dalla grande distribuzione qualificandosi, invece come vere e proprie boutiques, non solo nel settore dell’abbigliamento.

E’ auspicabile, poi, che i centri storici di Pescara centrale e Porta Nuova si dotino sempre più di motivi di attrazione (mostre, musei, gallerie, opere d’arte, teatrini, sale di lettura, di recitazione, di musica, mercatini, ecc.) per consolidare una tendenza che già si è delineata (a Porta Nuova, e, più marcatamente, in alcune vie di Pescara centrale – es. intorno al mercato di Largo Scurti).

Vedremo i mezzi pubblici sulla ex strada parco? Pare proprio di sì, anche se va posto in essere, senza indugi, un piano di prosecuzione della linea fino a Francavilla e a Chieti scalo per concretizzare una rete organica di trasporto veloce sulle principali direttrici nord- sud ed est- ovest. Anche per rendere economicamente vantaggiosa la gestione, che, in caso di linea troppo breve, avrebbe sicuramente qualche difficoltà.

La Pescara dei prossimi anni dovrebbe vedere almeno un nuovo svincolo sulla circonvallazione (Colle Caprino, per raggiungere più agevolmente un’ampia zona dei colli) ed un collegamento diretto tra il grande parcheggio delle aree di risulta con il ponte Flaiano e l’asse attrezzato.

E ancora, il completamento della strada “pendolo”, collegamento diretto fra i colli e la Tiburtina.

Auspichiamo di veder realizzati, in un’unica struttura, i nuovi uffici regionali di Pescara, oggi ubicati in varie sistemazioni precarie spesso distanti fra loro.

I parcheggi, croce del traffico pescarese, potrebbero, invece, trarre nuove prospettive, dalla sistemazione dell’area ex Fea (via Ariosto), dell’area di via Bologna, dell’area dell’ex tracciato ferroviario di Porta Nuova. Naturalmente, ci si aspetta una concretizzazione della tanto decantata programmazione di parcheggi di scambio in periferia con navette di collegamento per il centro.

Passando ad altra tematica, vorremmo sperare che la Pescara del futuro avesse un porto turistico-commerciale adeguato alle esigenze di un’area metropolitana densamente popolata ed economicamente sviluppata, senza continui problemi di dragaggio dei fondali del porto canale e della rada, con l’asse attrezzato prolungato fino al molo sud, con l’area ex mercato ortofrutticolo finalmente riconvertita in un’area espositiva che, incredibilmente, manca in una città come Pescara a forte vocazione commerciale. La città di Chieti ci ha dato un esempio di lungimiranza inaugurando una vasta area espositiva realizzata dalla Camera di Commercio nella frazione dello Scalo.

Vogliamo sperare che la Pescara del futuro abbia un collegamento ferroviario con Roma degno di questo nome, che la linea ferroviaria adriatica non continui ad essere penalizzata, come è attualmente, rispetto a quella tirrenica.

Ci aspettiamo, poi, una città sempre più attenta alla cultura (riapertura del teatro Michetti), ai musei (es. il restauro di quello ittico) al verde (a quando il completamento della Pineta D’Avalos con relativa area faunistica?), ai piccoli parchi cittadini, allo sport (un grande Palazzo dello sport per una città che aspira ad essere protagonista in questo settore.

Auspichiamo una Pescara con un lungomare da cui si veda il mare, con le palme ricche di fogliame e povere di “punteruoli rossi”, con una pavimentazione omogenea (vi sono ancora tratti da sistemare), con panchine adeguate ad una passeggiata che, specie d’estate, è una “vetrina” per la città.

Siamo fiduciosi che le periferie vengano rese meno emarginate e più integrate, che la tradizionale ospitalità della terra d’Abruzzo trovi anche in una città come Pescara, forse la meno tradizionale della regione, quei valori di accoglienza e solidarietà che l’hanno, comunque, fatta amare da tanti forestieri che l’hanno scelta come loro residenza.

Coltiviamo la speranza che “piazza salotto” venga riqualificata magari esponendovi, sul finora inutile e misterioso piedistallo nero, le bellissime sculture di Michetti trascurate in angoli bui e maltenuti all’interno del degradato comparto sud.

Il fenomeno dell’attrattività di Pescara e dei comuni limitrofi (vedi Montesilvano, Spoltore) a discapito dei piccoli comuni dell’entroterra è un problema che va analizzato e gestito con grande oculatezza perché non diventi problematico sia per il capoluogo sia per i centri dell’interno.

Ci sarebbe molto altro di cui occuparsi, dando uno sguardo al possibile futuro della città: il miglioramento dell’assistenza sanitaria, il potenziamento dell’aeroporto, una più organizzata offerta scolastica, una sempre maggiore tutela della sicurezza e dell’assistenza dei cittadini e, in particolare delle categorie più deboli. E, poi, la segnaletica stradale, la manutenzione del verde e via dicendo.

Vorremmo concludere questo squarcio sulla Pescara del futuro prossimo con un piccolo appello all’Amministrazione: dotare la città di un vero belvedere, dato che da quello di Colle Renazzo non si vede ormai ben poco. Come promesso (e, in parte, avviato) dal Comune, realizziamone, allora, uno (non provvisorio) con accesso e parcheggio agevoli, sull’antico, conosciuto e amato da tutti, colle del telegrafo, da cui guardare questo “bel sito” spaziando lo sguardo dalle colline alla pianura, al mare, e rinnovando, tra noi e la città, l’atto di fede e di speranza in un futuro migliore.