Nel 1860, il re Vittorio Emanuele II giunse a Catellammare e, quindi, a Pescara. Salì sul bastione della fortezza borbonica e pronunciò la profetica frase: “ Oh, che bel sito per una grande città commerciale. Abbattete queste mura. In meno di un secolo Pescara sarà la più grande città d’Abruzzo”.

E così fu, specie nel dopo guerra, quando Pescara, ormai unificata con Castellammare fin dal 1927 ed elevata a provincia, conobbe uno sviluppo socio-economico straordinario da ogni punto di vista, demografico, economico, turistico, culturale e, in particolare, nel settore del commercio.

Sorsero, così, specie sulla direttrice stradale stazione ferroviaria-mare, nuove costruzioni, e si consolidò la vocazione di corso Umberto I quale centro della città.

Percorrendo il corso si incontra piazza Sacro Cuore con la storica chiesa, poi piazza della Rinascita (più nota come piazza Salotto) e, quindi, Piazza 1° Maggio, terrazza sull’ “Adriaco verde” di dannunziana memoria, oggi arricchita dalla monumentale fontana del celebre scultore Pietro Cascella.

Corso Umberto, piazza Salotto e alcune strade limitrofe sono il maggior richiamo per chi vuole ammirare le vetrine dei negozi più prestigiosi, sedersi su una delle panchine (poche, per la verità), portare i bambini su una giostra, fermarsi ad ascoltare la musica di un suonatore ambulante o guardare un mimo immobile, ma, soprattutto, curiosare tra le bancarelle delle numerose manifestazioni (alcune veramente interessanti, come quelle sull’antiquariato) che spesso arricchiscono il richiamo di una via e di una piazza che mantengono ancora oggi il loro fascino.

Pochi passi per non perdere l’occasione di visitare i vicinissimi musei: quello d’Arte Moderna “Vittoria Colonna” (via Gramsci) e quello delle Ceramiche di Castelli (via Piave).

C’è il gruppetto di pensionati che percorre su e giù il corso; ci sono le famiglie che portano i bambini sulle giostre e i venditori ambulanti di merce varia; ma, chi passeggia per corso Umberto e Piazza Salotto, prova, forse, il semplice piacere di stare in mezzo ad altra gente per non sentirsi solo bensì, in qualche modo, partecipe della vitalità di un luogo che è un richiamo talora inconsapevole e inconscio ma pressante di socializzazione e partecipazione dell’animo umano.

Pescara ha altri centri (si può definire una città policentrica). Ad esempio la “ vecchia Pescara” che, specie la sera, si anima della “movida” dei giovani.

D’estate la riviera attira moltissimi passeggiatori, ciclisti, pattinatori, clienti di ristoranti e stabilimenti, ma corso Umberto e piazza Salotto reggono bene la concorrenza. Molti negozi sono aperti anche nei giorni festivi e questo fatto testimonia della frequentazione assidua della via.

Piazza Salotto andrebbe migliorata nel suo arredo, nel verde, nella installazione di opere d’arte (che impreziosiscono tante città italiane) nella cura e nella manutenzione dei marciapiedi, talora dissestati.

Le opere di Vicentino Michetti, nel comparto sud di Piazza Salotto possono essere valorizzate nella loro collocazione e visibilità.

Credo che la “vetrina della città” possa essere migliorata, per restare quel “centro commerciale naturale” insidiato dalla concorrenza dei troppi supermercati dell’area metropolitana.

Mi piace pensare che l’Amministrazione Comunale, alla quale vorrei dare il mio contributo fattivo, operi, senza trascurare minimamente la periferia, dedicando maggiore attenzione a Corso Umberto e alle sue piazze, patrimonio della città e cuore pulsante dell’intero Abruzzo.