Uno dopo l’altro, con angosciosa cadenza, i negozi delle più importanti strade di Pescara chiudono i battenti. Piccoli esercizi ma anche grandi catene di distribuzione abbandonano il “centro commerciale naturale” e, nel migliore dei casi per il personale, si trasferiscono nei centri commerciali.

Adesso la Regione corre ai ripari con una legge che, di fatto, blocca il rilascio di licenze per nuovi ipermercati per un periodo di tre anni. Una boccata d’ossigeno ma, ormai, i buoi sono scappati dalla stalla e, in molti casi, non si tratta solo dell’impoverimento del tessuto economico cittadino ma di veri e propri drammi familiari se si pensa ai licenziamenti o a trasferimenti che stravolgono le famiglie dei dipendenti.

E c’è chi sembra non rendersi conto del fatto che la principale risorsa della città di Pescara è quella basata sul commercio e insiste su provvedimenti (vedi eliminazione di parcheggi, penalizzazione del trasporto veicolare privato ecc.) che compromettono seriamente le possibilità di successo delle iniziative che soprattutto i giovani imprenditori cercano di portare avanti.

Qui non si tratta di scegliere tra automobili e biciclette, tra pedonalizzazione e traffico. Il verbo giusto da coniugare è, a mio parere, conciliare e il sostantivo appropriato è equilibrio. Invece c’è sempre che cerca di imporre e far prevalere il proprio punto di vista senza valutare le possibili conseguenze e ripercussioni negative di scelte settoriali e di parte senza una visione complessiva del problema.

Questa ottica globale è ancor più necessaria da parte di chi amministra la cosa pubblica, cioè persone che governano e decidono in quanto delegati dai cittadini e che, prima o poi, dovranno rispondere del proprio operato. Tutti i nodi vengono al pettine.