Nelle settimane scorse ho proposto, come una delle soluzioni “radicali” al problema del traffico pescarese, la metropolitana di superficie.

Mi è arrivata una critica con cui mi si chiede, in sostanza, quale potrebbe essere il tracciato di questa infrastruttura. Preciso che, da ex politico (ho perso solo il pelo!), non spetterebbe a me ma a tecnici (solitamente ben retribuiti) redigere i progetti. Dico solo che non ci siamo spaventati di fronte alla sopraelevazione degli impianti ferroviari da Montesilvano a Pescara e oltre, né di fronte alla costruzione di autostrade che hanno traforato il Gran Sasso, né di fronte alla realizzazione del tratto cittadino dell’asse attrezzato e non mi spaventa, quindi, immaginare un’opera molto meno difficile da realizzare.

Ma voglio andare oltre le mie “competenze” e addentrarmi nel difficile campo delle scelte “tecniche” affermando che la realizzazione di una metropolitana di superficie può spaziare tra molteplici opzioni quali mezzi di trasporto su rotaia, su gomma, con tratti di sotterranea, di sopraelevata, sospesa (Wuppertal, Dresda), a trazione elettrica e non, ecc.

Dico anche che la costruzione di un sistema di mobilità alternativa di tale portata può comportare la modifica del sistema viario attuale. Non si può pensare solo a una linea “aggiuntiva” rispetto alla viabilità esistente, ma anche a trasformazioni importanti.

Quanto al tracciato vero e proprio (nord-sud ed est-ovest) guardo con interesse a opere in aderenza al tracciato ferroviario (via dell’Emigrante-via Caravaggio), ad un sottopassaggio per l’innesto con via del Santuario (già ipotizzato tempo addietro), alle aree di risulta completamente libere da intralci, a via De Gasperi, al ponte ex ferrovia, praticamente inutilizzato, a tutta l’area dello scalo-merci di Porta Nuova. Mi fermo quì perché, altrimenti, verrei meno alla premessa del “non sono un tecnico”.

Non posso fare a meno di dire, comunque, che le grandi opere certamente presentano difficoltà a prima vista insormontabili ma la fantasia, il coraggio, la tenacia ci aiutano a trovare le soluzioni. Altrimenti che ne sarebbe di “Pescara, una città che guarda al futuro?”. Vogliamo rimanere fermi a piangerci addosso sull’inquinamento, sulla targhe alterne, sulla trottola dei sensi unici?

Mi viene obiettato, infine, che il favorire l’accesso di auto elettriche-ibride nel centro città sarebbe una visione “superata”. Pazienza! Sono in buona compagnia con le scelte della maggior parte delle città più avanzate del mondo.

Anche in Italia, città “superate” come Genova, Verona, Palermo, Bologna, Parma, Udine, Bergamo, Vicenza, Perugia, Cosenza, Reggio Calabria, e tante altre facilitano la sosta delle auto elettriche o ibride. Anche Chieti e Teramo, in Abruzzo, o Campobasso, in Molise.

Ma, forse, è più facile scoraggiare l’accesso delle auto a Pescara, compromettendone la ricettività, fonte primaria della sua economia basata prevalentemente sul commercio.

Avanti, tutti in fila a comprare nei centri commerciali! Molti negozi chiudono? E chi se ne importa!