Sul box a vetri delle informazioni turistiche di piazza Salotto c’è, tra le altre piuttosto banali, una scritta che mi lascia perplesso: “Pescara, un’intera città con vista mare”. E’ proprio quella parola “intera” che non è veritiera.

Infatti, nel posto più logico per vedere il mare, la riviera (sia nord che sud), l’Adriatico si può solo immaginare. La “vista mare” è chiusa da una serie di barriere che, anche tra uno stabilimento e l’altro, impediscono di scorgere la spiaggia e l’orizzonte. Steccati, staccionate, gazebo, vasi e piante di nessun pregio poggiati sul muretto, cartelli, recinzioni, tendaggi e altre cianfrusaglie impediscono di scorgere il litorale.

Qualcuno dirà: sempre meglio di comuni confinanti, dove, addirittura, hanno costruito case sulla sabbia. A mio parere, un errore non ne giustifica altri; anzi, dovrebbe servire a correggere il tiro. Allora, qual è la mia proposta? Visto che non si possono eliminare tutti gli ostacoli che si frappongono alla “vista mare” lungo la riviera, facciamo in modo che, almeno ogni tanto (cinquanta metri?), ci sia un piccolo slargo da cui guardare laggiù dove mare e cielo si incontrano e respirare a pieni polmoni immaginando che, “oltre” vi sia un luogo in cui si possano dimenticare le angosce quotidiane e stendersi al sole su una spiaggia guardando un cielo sempre più blu.