Della “Huge Wine Glass”, la fragile opera d’arte progettata dall’architetto giapponese Toyo Ito e collocata a piazza Salotto, non si sente più parlare.

Ha avuto, presumibilmente, un cedimento strutturale dovuto alla forte escursione termica di un freddo febbraio pescarese.

Dopo un primo tempestivo intervento dei Vigili del Fuoco, i tecnici della Clax Italia di Pomezia, la ditta che ha realizzato materialmente l’opera, l’avevano messa in sicurezza e imprigionata in una struttura metallica. Poi, è stata rimossa.

Il Comune aveva assicurato che il manufatto sarebbe stato ristrutturato o, addirittura, rifatto ex novo a costo zero per la città. Ma al suo posto, a piazza Salotto, resta solo una squallida aiuola.

Francamente, non possiamo non convenire sul fatto che la piazza, senza la Huge Wine Glass, è più spoglia e impoverita.

Guardandoci attorno e “ammirando” il chiosco dei progetti con le sue scritte banali, il misterioso e spoglio piedistallo limitrofo, l’elefante di Vicentino Michetti martoriato dai soliti graffiti e le strambe panchine del “salotto”, dobbiamo riconoscere che la fontana di Toyo Ito un po’ ci manca.

Era, infatti, l’unica opera d’arte moderna presente nella piazza, un simbolo di pace e di libertà pensato da uno degli architetti più famosi e stimati del mondo. La prima opera di Toyo Ito in Italia.

Quel Toyo Ito professore emerito presso University of North London, titolare di una cattedra presso la Università delle donne di Tokio e visiting professor presso la Columbia University, considerato “uno degli architetti più innovativi ed influenti al mondo, particolarmente apprezzato per la creazione ed elaborazione di concetti architettonici estremi, nei quali combina il mondo fisico con quello virtuale. E uno degli esponenti più significativi di quell’indirizzo architettonico che propone la nozione contemporanea di città simulata”.

Se la ricollocazione dell’opera di Toyo Ito sfumerà, non sarebbe bello prendere in considerazione il collocamento, nella piazza (magari proprio sul piedistallo nero), delle opere di Vicentino Michetti (il cane Bill, la pizzicata, la piccola Faraona) che, attualmente, sono poste all’interno del comparto sud di piazza Salotto in posizione poco visibile ? Oppure di altra opera del maestro? Pensiamoci. Un fatto è certo: la piazza non può restare nell’attuale, disarmante grigiore!